Itinerario turistico rû d'Arbérioz

Un percorso nella natura alla scoperta dei monumenti storici e della storia, da fare in bicicletta, a piedi o a cavallo.

Il rû d'Arbérioz, canale lungo 11 km nel XVI secolo fu accorciato e interrotto prima di arrivare a Jovençan per motivi ignoti o forse per la carestia provocata dalla peste del 1630, captava l'acqua dal torrente Grand-Eyvia a monte del ponte di Chevril, sul territorio di Aymavilles. L’acqua veniva distribuita su un comprensorio di 234 ettari in base ad un regolamento, siglato nel 1740, che prevedeva, per l’irrigazione, turni a rotazione quindicinale.

I lavori di recupero del percorso pedonale lungo il rû d’Arbérioz sono iniziati nel 2014 per favorire lo sviluppo del turismo pedonale, ciclabile e ippico mettendo in comunicazione le risorse ed i monumenti storici presenti sul territorio dei tre comuni compresi tra il Castello di Aymavilles e la Riserva “Côte de Gargantua”, a Gressan. Per il momento, solo il primo tratto è stato recuperato, sino al comune di Jovençan.

Il percorso del rû d’Arbérioz

Pannello informativo sul percorso del rû d'Arbérioz
Pannello informativo sul percorso del rû d'Arbérioz

Il percorso del rû d’Arbérioz inizia poco a monte del parcheggio della frazione Le Chabloz, nel comune di Aymavilles. Si tratta di una tranquilla passeggiata di circa 3,2 km. Il tempo di percorrenza previsto è di un’ora.

Partendo dal parcheggio, e seguendo le indicazioni segnaletiche dei sentieri con il numero 1, si percorre un tratto di strada carrabile sino a raggiungere la cava di pietre che si intravvede sulla destra per poi imboccare il sentiero pianeggiante che si trova a sinistra. Di lì a poco, si incontra il primo pannello, che illustra la storia del rû d’Arbérioz e dà informazioni sul castello di Aymavilles, appena visibile dalla staccionata che si trova a pochi passi dal pannello.

La passeggiata continua verso nord-est, in un bosco composto in prevalenza da pini silvestri, latifoglie: roverelle, frassini ed arbusti. In corrispondenza della cava di Pompiod, si trova il secondo pannello, che ne illustra la storia.

Proseguendo si raggiunge un punto di sosta, dove è posizionato il terzo pannello, sul quale si trovano informazioni relative a due dei numerosi castelli valdostani. Infatti, da qui, si gode di una vista panoramica sul versante a sud (adret) del fondovalle e di un bel colpo d’occhio sul castello di Sarre, quasi di fronte, e su quello di Saint-Pierre, situato a nord-ovest.

Un ultimo sguardo al bellissimo panorama e la passeggiata può continuare. Subito, si incontra una mulattiera che, partendo da Pompiod, si inerpica verso Turlin. La si attraversa e si prosegue seguendo il sentiero pianeggiante. A poca distanza, si incrocia un altro sentiero che conduce, questo, verso Montrosset. Il percorso continua poi in piano, fino a raggiungere Beylan, da dove può godere di una vista panoramica ampia e spettacolare sulle montagne e sui resti monumentali di Jovençan che si scorgono in basso, sul promontorio di fronte. Il quarto pannello fornisce alcune informazioni su questi monumenti e racconta la storia della Becca France e del villaggio di Thora.

A questo punto, bisogna imboccare la strada interpoderale in discesa, a sinistra del pannello, e inoltrarsi in un fitto bosco di latifoglie, poi, al primo tornante, seguire la mulattiera a sinistra e riprendere a salire. Al bivio che si incontra a poca distanza, bisogna continuare a destra lungo un sentiero che si inerpica per una cinquantina di metri prima di piegare a destra e ridiventare pianeggiante. Raggiunta la strada sterrata, si trova il quinto pannello, che descrive la flora presente nella zona.

Ci si trova ora di nuovo sul territorio del Comune di Aymavilles. Bisogna proseguire fino a raggiungere una strada asfaltata e percorrerla in salita fino al parcheggio della frazione Le Chabloz.

Punti di interesse e monumenti visibili seguendo il rû

Il castello di Aymavilles
Il castello di Aymavilles

Il castello di Aymavilles è certamente l'elemento più caratteristico e riconoscibile del comune di Aymavilles, tanto per la sua posizione quanto per le sue caratteristiche architettoniche. Il castello, le cui origini risalgono al XII secolo, ha una pianta quadrangolare con, agli angoli, quattro torri cilindriche coronate da caditoie, ossia da buche a forma di feritoie da dove si faceva cadere sul nemico assediante proiettili di ogni tipo. Concepito come una torre quadrangolare circondata da una cinta muraria e avente scopo difensivo, è stato ripetutamente rimaneggiato fino a diventare un’elegante dimora signorile all'interno di un grande parco.
Dopo numerosi passaggi di proprietà, il castello fu acquistato nel 1970 dalla Regione autonoma Valle d’Aosta che vi ha fatto effettuare nel corso degli anni importanti lavori di ristrutturazione, ai fini di un eventuale utilizzo di tipo culturale.

La cava di Pompiod è una cava sotterranea, abbandonata dal 1979 (si notano, su una falesia rocciosa alta un centinaio di metri, le tracce delle coltivazioni più recenti, sotto forma di finestroni), dalle quali si estraeva la “castina”, un marmo dolomitico, che veniva utilizzato come fondente nello stabilimento siderurgico Cogne di Aosta per la produzione della ghisa. La cava si sviluppava con la medesima concezione di sfruttamento industriale della miniera di Cogne, con livelli interni di coltivazione, un piano inclinato ed uno skip per il trasporto del materiale. Dalla cava, il materiale estratto veniva trasportato con la teleferica fino a Sarre e poi con la ferrovia fino allo stabilimento di Aosta.
Le gallerie ormai in disuso sono diventate l'habitat per eccellenza dei pipistrelli in Valle d'Aosta: è qui che diverse specie di chirotteri trovano rifugio, ibernandosi e riproducendosi. Il sito è riconosciuto come sito di interesse comunitario, insieme al Castello di Aymavilles in cui per diversi anni una colonia di Myotis myotis ha trovato il luogo adatto alla riproduzione.

Il castello di Sarre, che appartenne inizialmente alla Baronia di Sarre, consta di un corpo longitudinale di notevoli dimensioni, sul quale svetta, in posizione centrale, un’alta torre quadrata.
Notizie di una casa forte o forse di una semplice torre a guardia del territorio si hanno già a partire dal XIII. Estintasi la discendenza dei Sarre, nel corso degli anni la proprietà del maniero fu di diverse famiglie. Nel 1869, Il castello divenne definitivamente proprietà dei Savoia, con il re Vittorio Emanuele II, il quale lo acquistò assumendo anche il titolo di "Conte di Sarre". Il castello rimase proprietà della famiglia Savoia fino al 1972, anno in cui fu acquistato dallo stato italiano. Quest’ultimo, nel 1989, lo affidò alla Regione autonoma Valle d'Aosta, che intraprese dei lunghi lavori di restauro prima di aprirlo al pubblico. Oggi il castello di Sarre, che è il custode delle tante memorie venatorie ed escursionistiche dei Savoia, rappresenta un'importante testimonianza della presenza della famiglia reale italiana in Valle d'Aosta.

Il castello di Saint-Pierre, uno tra i più antichi manieri della Valle d’Aosta, risalente al XII secolo, è arroccato su uno sperone roccioso che domina il borgo di Saint-Pierre. Esternamente, il castello appare come un unico corpo di fabbrica di forma più o meno rettangolare, ma è composto in realtà da più edifici costruiti in epoche diverse. Nel lato nord gli edifici sono a picco sullo sperone roccioso, mentre sul lato sud si affacciano su un piccolo cortile circondato da una cinta muraria merlata. L'elemento che più risalta è il mastio a pianta quadrata, che spicca per la sua altezza al centro del corpo di fabbrica principale. È sormontato agli angoli da quattro torrette decorative a pianta circolare aggiunte durante il restauro di Camillo Boggio alla fine del XIX secolo.
Nel corso dei secoli, il castello di Saint-Pierre ebbe parecchi proprietari. Oggi appartiene al Comune di Saint Pierre ed è sede del Museo regionale di scienze naturali. È chiuso dal 2008 per lavori di ristrutturazione, di consolidamento e di riorganizzazione del percorso espositivo.

Il castello di Jovençan, detto anche “château des Tyrans” dal popolino, è un castello medievale situato sul promontorio di Châtelair, a picco sulla Dora Baltea, nel territorio del comune di Jovençan, poco più a nord della casa forte di Pompiod, detta anche Torre dei Salassi. Oggi restano visibili solo le sue fondamenta, ossia il basamento dell'antica torre cilindrica o mastio, del XIII secolo, cumuli di pietre sparsi qua e là e tracce delle robuste mura di cinta, che dimostrano l'ampiezza del sito. Appartenne ai Jovensano, famiglia nobile spodestata verso la metà del XIV secolo dal conte di Savoia nel corso della campagna di accentramento del potere messa in atto dalla casa Savoia che obbligava all'obbedienza i vari signori locali e annientava coloro che non si piegavano al nuovo corso.
I ruderi del castello sono spesso confusi con i resti ben più visibili della Torre dei Salassi, che sorge poco più in basso sullo stesso promontorio, immersa tra i mandorli, a fianco dell'antica cappella di servizio del Castello, oggi detta cappella di Saint-Georges-en-Châtelair, ricostruita nel 1661, dopo la peste del 1630. Secondo la leggenda, il promontorio di Châtelair è il luogo in cui sorgeva la città di Cordelia, capitale dei Salassi, e secondo la tradizione popolare, vedere una donna vestita con abiti blu, chiamata “La dame de Châtelair”, aggirarsi tra i ruderi della torre è un cattivo presagio.

Le origini dell'antico borgo di Thora sembrerebbero risalire all'Alto Medioevo, anche se le prime notizie ufficiali sulla sua esistenza compaiono a partire dalla fine del XII secolo. La sua posizione strategica ne aveva fatto un centro di comunicazione e di fiorente scambio di merci con la Svizzera e con la Francia, tanto che vi si svolgevano due importanti fiere annuali, quella del bestiame e quella dei prodotti della terra, cui partecipavano gli abitanti delle valli e delle località limitrofe. Il distacco della frana avvenne il 6 luglio 1564 alle 6 del mattino, provocando la distruzione di Thora, che sorgeva su un pianoro del versante opposto a quello di provenienza della frana, nella località oggi chiamata Goille Épeissa.
Il numero delle vittime è controverso, ma l'evento franoso della Becca France sopra Sarre costituisce certamente una delle più grandi catastrofi naturali note che abbiano colpito la Valle d'Aosta. In seguito, il villaggio fu ricostruito più ad est, sul versante opposto della montagna, a circa 1600 metri di quota, in un luogo ritenuto più sicuro. Il nuovo villaggio prese in nome di Thouraz, ma la sua importanza sociale ed economica restò marginale in confronto alla prosperità che aveva preceduto il tragico evento del 1564. Oggi, mentre di Thora non rimane più nulla, sono invece ancora ben visibili le tracce della frana.

La flora presente nella zona

Betulle lungo il rû d'Arbérioz
Betulle lungo il rû d'Arbérioz

PINO SILVESTRE Pinus sylvestris L. - Pino silvestre

Descrizione botanica
Albero di prima grandezza, sempreverde, con chioma piramidale allungata. E’ pianta monoica (strutture riproduttive maschili e femminili separate ma sullo stesso individuo) con piccoli coni maschili, globosi, di colore giallo e collocati in gruppo alla base dei getti dell’anno, e piccoli coni femminili, globosi, rossastri e collocati in posizione subterminale sul getto dell’anno. Questi ultimi con la maturazione diventeranno delle pigne (strobili) peduncolate e pendule. La scorza è molto fessurata e di colore rossastro. Le foglie sono aghi riuniti in fascetti da due, glauchi sul lato interno. Il legno presenta numerosi canali resiniferi ed è discolore: l’alburno è giallastro - rosato, il duramen è rossastro e ben distinto.

Usi in medicina tradizionale
Le gemme primaverili si utilizzano per produrre uno sciroppo utile per la tosse, la raucedine e tutti i problemi legati alle prime vie aeree. In un contenitore di vetro si alternano gemme di pino e zucchero non raffinato (zucchero grezzo, di canna) fino alla sommità. Si chiude e si espone al sole per 40 giorni. I rametti giovani possono essere utilizzati sotto forma di infuso per un’azione decongestionante, fluidificante, antisettica e balsamica. Dalla resina distillata si otteneva la trementina, utilizzata come antidoto in alcune forme di avvelenamento o sotto forma di suffumigi di vapore per curare problemi bronchiali.

Curiosità
L’essenza grezza non raffinata è l'acqua ragia naturale, ottimo solvente per vernici ormai sostituito da un prodotto di sintesi chimica.

BETULLA Betula pendula Roth - Betulla verrucosa

Descrizione botanica
Pianta arborea che può raggiungere i 25 metri di altezza caratterizzata dalla corteccia biancastra che tende a screpolarsi col tempo. Le foglie sono decidue, semplici, alterne, picciolate, da triangolari a romboidali con apice acuminato e margine doppiamente dentato, prima vischiose e lanuginose, poi glabre. I fiori sono unisessuali; quelli maschili sono disposti in amenti giallastri sessili con antere gialle, quelli femminili sono disposti in amenti più brevi, muniti di breve picciolo, prima eretti poi penduli con stimmi di colore rosso cupo.

Usi medicina tradizionale
Questa pianta contiene una sostanza, chiamata betulina, dotata di un’elevata attività analgesica, antinfiammatoria e spiccate proprietà diuretiche e depurative. La linfa ha inoltre una straordinaria capacità di sciogliere i depositi urinari e viene utilizzata contro la ritenzione idrica. La linfa viene raccolta con una tecnica particolare: in primavera, sulle piante adulte, si praticano alcuni fori a circa un metro da terra, profondi alcuni centimetri, nei quali si introduce un tubicino che permette di far defluire e raccogliere la linfa. La betulla trova largo utilizzo anche per problemi legati alla pelle; cataplasmi di foglie di betulla possono risultare utili per le affezioni cutanee, pelli grasse o affette da acne e foruncolosi.

Avvertenze
Bisogna stare comunque attenti, perché ci sono delle controindicazioni, soprattutto legate alle forme di allergia in cui si potrebbe incorrere.

ROSA CANINA Rosa canina L. - Rosa selvatica

Descrizione botanica
Arbusto legnoso, cespuglioso e spinoso con rami cosparsi di robuste e grosse spine. Le foglie imparipennate sono costituite da 2-3 paia di foglioline caduche con margine dentellato. I fiori presentano 5 sepali, caduchi alla maturazione del frutto, e 5 petali bianchi o rosati delicatamente profumati, con numerosi stami gialli al centro. I frutti, detti cinorrodi, sono in realtà, falsi frutti. Maturano in autunno e sono di colore rosso vivo.

Usi in medicina tradizionale
Famosa è l’eau de rose utilizzata come tonico cutaneo e ottenuta per distillazione in corrente di vapore. Lo sciroppo ottenuto dai frutti è utile come astringente, rinvigorente e disintossicante dell’organismo. Con i frutti freschi tagliati, lavati e svuotati con cura dai peletti pruriginosi, si può ottenere una maschera di bellezza da utilizzare come schiarente, levigante e tonificante della pelle.

Curiosità
Gli acheni contenuti nei cinorrodi hanno peletti corti e rigidi, irritanti e pruriginosi che, se ingeriti, possono provocare sgradevole prurito. Da qui il termine dialettale grattacù o grataquì. L’epiteto specifico (canina) è legato alla credenza che in passato un soldato romano era guarito dalla rabbia assumendo un decotto di radice di rosa canina, studi successivi hanno dimostrato l’infondatezza di questa credenza, anche se il nome è rimasto.

GINEPRO Juniperus communis L. - Ginepro comune

Descrizione botanica
Arbusto perenne resinoso che esprime polimorfismo sessuale: gli esemplari maschili hanno portamento eretto, quelli femminili hanno la chioma più espansa. Le foglie sono aghiformi e di colore verde glauco con una larga linea biancastra sulla pagina superiore. I frutti, detti galbule o coccole, sono in realtà falsi frutti di colore verde il primo anno, ma nero-bluastri a maturità (secondo anno) ricoperti da una coperti da una patina opaca e cerosa costituita da pruina. Il legno è fortemente profumato.

Usi in medicina tradizionale
Le coccole sono indicate per digestioni difficili e gas intestinali, ma risultano utili anche per le affezioni alle vie respiratorie, raffreddori (suffumigi) o come sedativo della tosse. In Valle d’Aosta il ginepro rientra nella preparazione della dzen-èivrà, una sorta di marmellata utilizzata come antidiarroico, antispasmodico, espettorante e sudorifero. Ad uso esterno, l’olio di ginepro viene utilizzato per frizioni in caso di dolori articolari e reumatici. Nella tradizione valdostana era utilizzato anche in veterinaria; si bruciavano dei ramoscelli nella concimaia per disinfettare l’ambiente. Inizialmente si pensava addirittura che questi fumi potessero essere utili contro la peste.

Curiosità
L’uso della droga conferisce alle urine un caratteristico odore di violetta.

Prima di provare i rimedi si raccomanda di consultare un medico, soprattutto se si assumono farmaci con cui gli stessi potrebbero interagire!

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